Sei qui: Home Sant'Antiogu Santu Sulcitanu
Indice
Sant'Antiogu Santu Sulcitanu
Pag. 2
Pag. 3
Pag. 4
Pag. 5
Tutte le pagine

 

 

Atto Traslazione reliquieIl sabato giunsero a Sulcis e, tra festose scariche a salve di fucileria, entrarono nella chiesa con un tale fervore che pareva di essere in mezzo a un "giudizio universale", tanta era l'affluenza di gente. Lo zelo e la devozione dell'immensa folla era tale che moltissimi seguivano le sante reliquie andando ginocchioni per la strada accidentata e invocando il Santo. Alla festa, intervennero moltissimi aristocratici ed un numero esorbitante di cavalieri della nobiltà cagliaritana, abbigliati di stupendi e ricchissimi costumi. Il lunedì, dopo i vespri, Frà Tommaso Pitzalis dell'Ordine dei Predicatori di Cagliari, tenne un infuocato e straordinario sermone su Sant'Antioco che mandò in visibilio i fedeli. Subito dopo, tra salve di fucileria, "mucha musica, muchos atambores, muchas trompetas", si formò una grandiosa processione che, partita dal piazzale antistante la chiesa, trasportava su una portantina la statua del Santo, su un'altra che seguiva erano, invece, la cassa con il corpo e l'urna con la testa. La folla era così incontenibile che chi non aveva trovato posto nella piazza gremiva il tetto della chiesa; mentre lungo il tragitto del corteo erano disseminati numerosi archibugieri che, al passaggio della statua del Santo, sparavano a salve, secondo un ordine prestabilito.

La processione si concluse tra la musica delle trombe e dei tamburi. E con essa si concluse anche la festa, la più grande e magnifica di tutti i tempi, per il numero dei partecipanti e per l'abbondanza di merci e di alimenti, messi a disposizione e offerti all'acquisto, nelle rivendite. Il concorso della gente fu enorme, e l'Esquirro tiene ad affermare con la sua puntigliosa precisione che il numero dei cavalli fu di 4125, che le "tracas" (i carri coperti "que aqui llaman tracas") furono 3000, i carri scoperti 1000, i carrettieri 4000, i barcaioli 150, senza contare la gente intervenuta a piedi che raggiungeva all'incirca il numero di 3000. Come si può notare l'enorme affluenza dei fedeli sottolinea l'importanza della festa che travalica l'area circoscritta del Sulcis-Iglesiente e quella regionale e più vasta della stessa Sardegna; secondo l'Esquirro, le persone che presero parte alla festa di Sant'Antioco furono in quell'occasione ben 32000. Anche il de Esquivel scrive nella sua Relacion che i partecipanti alla festa furono circa trentamila e che vi accorsero gran numero di forestieri; Castigliani, Aragonesi, Portoghesi, Italiani e Francesi. Come a dire che la festa di Sant'Antioco abbatteva non solo le barriere tra paese e paese, o tra regione e regione, ma addirittura quelle tra nazione e nazione, mettendo in comunicazione uomini di diversa cultura, di ceti diversi e di lingue diverse.

 

Dal secolo XVI, alla festa cominciarono a partecipare quasi sempre anche l'arcivescovo di Cagliari a cui si aggiungeva la presenza del vicerè, di comandanti civili e militari, dell'inquisitore con i rispettivi numerosi seguiti di nobili e famigli. In tal modo, durante le feste, l'Isola di Sant'Antioco diventava, per così dire sovraffollata; e poiché le case scarseggiavano (a fine Cinquecento se ne contavano un centinaio), venivano occupate le molte grotte che erano abbondanti, o si allestivano effimere capanne di frasche, dove si trovava riparo.

Ecco alcune disposizioni per amministrare giustizia durante la festa del 1759.

 

DON FRANCISCO CONDE TANA

DE SEÑORES DE SANTENA;

CAVALLERO GRAN CRUZ, DE LA SAGRADA RELIGION DE SAN

Maurizio, y San Labaro; Tiniente General en las Armadas de Su Magestad, de Su Consejo; Virrey, Lugartiniente, y Capitan General del Reyno de Sardeña.

Por quanto uno de los Iurados de la Ciudad de Iglesias ha de passar à la Isla de San Antìogo en ocasìon de la fiesta de dicho Santo que se ha de celebrar el dìa 29. del corrente Segundo acostumbrado. Por tanto me ha paressimo Delegar como con esta Delego al dicho Iurado, para que en los dìas que durare dicha fìesta, pueda administrar Iusticia en lo que solamente ocurriere en el districto de ella, y esto se entienda sin perjuhìzio de la Iurisdicion perteneciente al Podestad de Iusticia que se halla en dicha Isla.

Caller 4 abril 1759

El Conde Tana

 

Verso la metà del 1800, con la fine delle invasioni barbaresche, si pensò che fosse giunto il momento di riportare a su monimentu, all'altare della catacomba, le reliquie del Santo.

Nel 1838 si propone la soppressione della festa di Agosto:

 

Addì diecisette marzo 1838. Iglesias e nel Palazzo Civico.

 

Il Consiglio Generale nella seduta del giorno d'oggi, dietro la proposta del Signor Sindaco Reverendo Emanuele Pasella, deliberò a maggioranza di voti di riunire le due somme portate dal bilancio per le due feste di Sant'Antioco e destinarle alla sola festa di Aprile, omesso per sempre l'intervento dell'Alternos a quella di Agosto. I motivi che indussero il Consiglio a sifatta deliberazione sono i seguenti: 1° perché unendosi le due somme e destinandole alla sola festa di Aprile, può far questa l'Alternos con tal decoro, che sembra di non dover andar disgiunto dalla qualità, che riveste, di Viceregio Rappresentante. 2° perché la festa di Aprile pare la più interessante pel modo, con cui si solennizza, giacchè in essa si portano quasi processionalmente alla popolazione di Sant'Antioco le reliquie del Santo che riposano in questa Cattedrale. 3° perché la festa di Agosto presenta degli inconvenienti non solo a causa della stagione pel tragitto che si fa in luoghi di clima malsano, ma eziandio perché in essa, secondo l'inveterata usanza deve l'Alternos colla cavalleria, ultimato appena il pranzo, montare a cavallo per restituirsi in Iglesias. 4° finalmente perché riducendosi ad una sola le due feste vi trovano anche un sollievo i Miliziani, i quali invece di scortare l'Alternos per ambe feste, lo scortano per una sola, ed in una stagione meno incomoda per essi, che sono quasi tutti agricoltori.

Cannas consigliere

Rev. Emanuele Pasella sindaco

Seguono firme di consiglieri e notai

 

L'Amministrazione della città di Sant'Antioco inoltrò al Capitolo e al Vescovo di Iglesias la richiesta per ottenere indietro le reliquie da Iglesias. Ne seguì una lunga e difficile controversia tra i due comuni, con la reciproca accusa di "fura Santus". Nel 1853, le autorità di Sant'Antioco predisposero un piano per riconquistare, con l'astuzia, le reliquie del Santo. Al momento della partenza, al grido di "Su santu est su nostu e s'Arrelichia puru", circondarono la statua del Santo nel punto dove sorgeva "sa cruxi de is reliquias". Scrive Alberto La Marmora, che era allora comandante militare della Sardegna nel suo Itinerario:

 

Nel 1851, allorchè io avevo il comando militare dell'Isola gli abitanti di Sant'Antioco si opposero a che le reliquie del Santo ritornassero ad Iglesias. Fecero tumulto, per cui io mandai con tutta fretta il vapore con truppa e con il Giudice istruttore: ma se nella forma avevano torto, turbando l'ordine pubblico, nel fondo avevano ragione, perché nel 1615 allorchè furono trovate le reliquie si specificò che le medesime sarebbero traslocate in Iglesias per timore della profanazione dei Saraceni, fino a che Sant'Antioco resterebbe disabitato, ora poi questo villaggio è molto popolato e può garantire dagli insulti le reliquie e dall'altra parte, dopo la conquista d'Algeri, non vi è più da temere le invasioni barbaresche. Fu intentata una lite, ed al momento che io scrivo è stata decisa in favore dei popolani, di modo che le reliquie del Santo ora riposano colà, né si fa più quello splendido accompagnamento dal Capitolo e dal municipio di Iglesias.

 

Nel 1852, dopo una definitiva sentenza emessa dal Tribunale di Genova sollecitata dal Vescovo Giovanni Battista Montixi, i resti del corpo del Santo venivano riaffidati alla città di Sant'Antioco, ed è qui che si tiene ogni anno, quindici giorni dopo la Pasqua, la festa di Sant'Antioco, patrono della Sardegna.