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Sant'Antiogu Santu Sulcitanu
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E' assai probabile che la festa in onore di Sant'Antioco si possa far risalire a questo periodo, o a quello immediatamente successivo, quando la Diocesi di Sulcis fu trasferita a Tratalias dopo la costruzione della chiesa nel 1213.

Esistono numerosi documenti che si riferiscono alla festa (riferiti al XVI secolo) come il Process de miracles del glorios S.Antioco, fatto redigere ad Iglesias il 15 Maggio 1593 dall'arcivescovo di Cagliari Mons. Francesco del Vall, che in quel tempo era vescovo anche di Iglesias. In tale manoscritto si afferma che un grandissimo numero di fedeli accorse all'isola di Sulcis per la festa che si svolse il 3 Maggio del 1593, quindici giorni dopo la Pasqua, informando anche che la festa si celebrava annualmente nell'isola, da tempo immemorabile. Dopo la concessione dell'Indulgenza Plenaria del 27 febbraio del 1584 da parte di Gregorio XIII, concessa ai visitatori del santuario sulcitano, la festa acquistò rilevanza e importanza, spingendo alla partecipazione autorità civili e militari, insieme a un numero sempre più crescente di fedeli a visitare l'Isola. Si ha notizia che alla festa del 1557 partecipò il vicerè Don Alvaro de Madrigall e a quella del 1570 il vicerè Don Juan Coloma. Di quest'ultimo resta una lettera del 24 aprile 1575, inviata a Filippo II di Spagna, che, oltre a considerazioni sullo stato disastroso dell'Isola carente di porti atti ad ospitare vascelli, contiene una dettagliata descrizione dei festeggiamenti che si tennero l'aprile di quell'anno.

Altri riferimenti ai festeggiamenti in onore di Sant'Antioco sono contenuti in un manoscritto in catalano del 1523 sugli statuti capitolari di Iglesias, intitolato Libro de varias ordenassiones de los antiguos obispos, y estatutos capitulares. In quest'ambito, risulta interessante la decisione dell'arcivescovo di Cagliari e vescovo di Iglesias, Girolamo di Villanova, datata 29 Settembre 1523, che prescrive al vicario generale di andare personalmente, senza possibilità di essere sostituito, alle feste di aprile e di agosto che si tenevano a Sulcis. Questa disposizione ne richiama un'altra precedente datata 29 settembre 1520 ed emanata dall'arcivescovo di Cagliari dove si ordina che:

" Tutti coloro che andranno a S.Antioco in aprile come in agosto, a celebrare gli uffici divini, partecipino delle distribuzioni come se si trovasseo in sede; cioè a dire, che la metà della comunità e dei cappellani andranno con il vicario generale o altri per lui, purchè sia un canonico, e l'altra metà resterà invece in città per celebrarvi gli uffici divini (ufficiatura corale, celebrazioni di messe, etc.); ma sia coloro che andranno sia coloro che rimarranno dovranno depositare in cassa tutto ciò che di applicazioni o di offerte il Signore Dio concederà loro. E se qualcuno per sua devozione vorrà recarsi alla festa, pur non essendo iscritto nell'elenco affisso alla porta di chiesa, vada pure in nome di Dio, ma si ricordi che non potrà accampare scuse, quando a sua volta dovrà, essendo di turno, recarsi alla festa. (Ordinazione Capitolare del 29 settembre 1520)

Il fatto però, che le prime testimonianze scritte attestanti l'esistenza della festa risalgano al 1520, non significa che la festa di Sant'Antioco cominciò a celebrarsi da quell'anno. Essa certamente si festeggiava, come scrive il Napoli, "ignorandosene il principio", probabilmente dal momento in cui i primi fedeli, attirati dalla fama del Santo, cominciarono a visitare il luogo in cui egli morì e dove, poi, fu ritrovato il suo corpo.

DocumentoDiverse Memorie, alcune di molti atti degli Arcivescovi di Cagliari, trovate nel bellissimo Archivio Mauriziano ospitato nei locali del medesimo Ospedale, raccontano di Concessioni e Privilegi, Giurisdizioni e Preminenze, "tanto nella festa come fuori di essa. Non potendosi dubitare che la Città di sulcis in cui era la Chiesa Cattedrale fosse in dett'isola, e non in terra ferma come in oggi per schivare la forza di questa difficoltà si è di nuovo studiato non per vere asserzioni ma per semplici congetture di Geografi per altro male fundate, le quali non sono sufficienti ad offuscar la verità che risulta dalle vestigia e rovine della città e Castello, che ancora in dett'isola ravisano dalla costante e continuata tradizione e credenza di tutti i popoli del Regno e singolarmente da più vicini chiamati prima popoli Sulcitani e dall'Istorico Vico che costantemente lo afferma senza essere in ciò contraddetto da nessuno storico sardo, neppure dal suo antagonista il Padre Vidali, con aver questi fatto nella sua Critica un capitolo a parte degli abbagli che esso dice presi dal Vico circa i siti, e nomi delle città, e luoghi di quel Regno..."

In questa memoria sono citati due documenti importantissimi con cui "si procedette da Giuliano Vescovo Sulcitano ne raccordi da esso dati prima al re Gioanni d'Aragona nel 1466 e poscia al Re Ferdinando nel 1479..." che li venisse confirmata ed approvata qualunque scrittura, carta, Prerogativa o Privilegio con diffonderlo e mantenerlo nel possesso di dette terre e possessioni tanto nel giorno della festa della Chiesa come alias ciò che gli fu concesso con Diploma dato in Compostella sotto li 13 giugno del medesimo anno 1466..."

Di questi due diplomi sono presenti le trascrizioni originali nell'Archivio di Stato di Torino.

 

 

 

Continua la memoria ... la celebre festa di S.Antiogo dove per solennizzarla vi accorre un gran numero di gente da più parti del Regni quali siano questi terreni e Prerogative voleva essere conservato il Vescovo non volle specificarlo, ne può comprendersi senza ricordare l'uso antico di permettere il Governo a chi in luoghi principalmente deserti celebra certe feste dove vi accorre gran gente con moltitudine di cavalli carri e vetture, e dove facilmente vi insorgono disordini, l'autorità di distribuire siti per l'alloggio delle genti e pascolo per gli animali, e di far in qualunque occorrenza giustizia durante quella festa...e di disponibilità di quei terreni dell'Isola e delle Grotte per alloggiare il Mondo che a quella festa accorre e per pascolarvi i Cavalli, e buoi con la vettura che a quella festa trovavansi...

La festa principale era quella che cadeva il lunedì, quindici giorni dopo la Pasqua. Già da quattro giorni prima, dal giovedì precedente, il Capitolo della Cattedrale di Iglesias cominciava a preparare per il lungo viaggio a Sulcis la grande e pesante statua di Sant'Antioco che durante l'anno stazionava nell'apposita cappella in Cattedrale, il cui altare una bolla di Gregorio XIII del primo maggio 1584 aveva reso "privilegiato".

Il simulacro, dunque, veniva rivestito con la toga rossa delle occasioni più celebri e collocato su un carro, trainato da un possente giogo di buoi, i migliori del Sulcis, parati a festa ed ornati di fiori e condotto fuori da Iglesias, accompagnato dai membri del Capitolo sino alla chiesa di San Sebastiano. I processionanti erano preceduti e seguiti dalla cavalleria, che li scortava fino al sepolcro del Santo, nell'isola di Sulcis.

Dopo aver sostato a Barega, il cocchio giungeva la sera a Barbusi, dove si fermava fino all'alba. La notte, trascorsa a Barbusi, era caratterizzata da robuste cene, seguite da balli e da canti, se si deve tenere per buona una notazione del Casalis-Angius: " Il cocchio giunge in sulla sera al Boddeu di Barbusi, ed ivi si ferma sino all'aurora in mezzo alla moltitudine dei pellegrini che fanno i loro conviti e si ricreano cantando e ballando al suono delle launeddas".

La mattina seguente il corteo processionale si rimetteva in cammino e, attraverso Coederra e San Giovanni Suergiu, raggiungeva il ponte di Santa Caterina che immetteva nell'isola di Sant'Antioco. I festeggiamenti si protraevano per quattro giorni dal sabato a tutto il lunedì. Il martedì cominciava l'esodo all'incontrario, ciascuno disperdendosi nelle varie direzioni della Sardegna, per fare ritorno alla propria città e al proprio paese. Il Vidal afferma che oltre la festa in memoria del Santo, che si celebra quindici giorni dopo la Pasqua, si ricordano la festa di novembre che ricorda la sua morte, la festa d'agosto in ricordo della Dedicazione della chiesa ed infine quella che si festeggia in quaresima e ricorda la seconda e ultima consacrazione della chiesa fatta da Pietro, vescovo sulcitano.

E' da ricordare la memorabile festa del 4 maggio 1615, che a detta dell'Esquirro superò per la sua importanza i confini della Sardegna, protraendosi per quattro giorni:

" E benchè ogni anno si celebri in maniera solenne e completa, il quattro di maggio dell'anno 1615, però, si festeggiò più solennemente che mai. In quello stesso anno infatti, fu ritrovato il Santo Corpo non più di un mese e mezzo prima del fortunato ritrovamento";

La notizia del ritrovamento del corpo di S.Antioco si divulgò rapidamente e, come ogni anno per la festa del dopo Pasqua, si provvide a rimettere in sesto i ponti e le case dell'Isola. Già dal giovedì cominciarono a convergere verso Iglesias folle sempre più numerose di fedeli. Quindi, il lungo corteo uscì dalla città. Chi era a piedi e chi a cavallo; tutti allegramente devoti, trasportavano la statua del Santo e l'urna rivestita di velluto carminio dove era il corpo. Su un'altra portantina era trasportata la testa custodita in un reliquario d'argento finemente cesellato, con bassorilievi di angeli ed altri fregi "muy curiosos", che aveva fatto fare a sue spese Don Francesco de Esquivel.

Reliquario in argentoSia a tutti noto che l'anno dalla nascita del Signore mille seicento quindici, mercoledì ventinove aprile, essendo Capitano e Alcade della Città di Iglesias, per conto di sua Maestà, il Nobile Don Onofrio Ram, e i Magnifici Nicola Canj Bacallar, Antioco Cocodi, Gontini Pintus, Giovanni Serra e Francesco Falxi Consiglieri quest'anno della detta e presente Città d'Iglesias, congregati e riuniti dentro la sacristia della Chiesa sotto l'invocazione della bene avventurata Santa Chiara, Sede Cattedrale della detta e presente Città, in compagnia dei molto Reverendi Dottor Nicola Cadello Arciprete della detta Sede, il Dottor Tomaso Serra, Francesco Canj, il Dottor Antioco Matta, Nicola Utta, Antioco Serra, Antonio Canavera, Andrea Panj e di Antioco Canj Canonici della detta Sede, di Giovanni Falxj, Nicola Murja, Marco Bruguitta, Giovanni Cocodi, Benedetto Cannas, Giovanni Pisti, Nicola Canj Adzori, Franceschino Dessy, Basilio Contini, Antioco Balia e Nicola Leoni Beneficiati di detta Sede, di Giovanni Antonio Scarxonj e di Nicola Zucca preti di detta Città. In presenza dei molto Reverendi Francesco Martis e Melchiorre Fensa Canonici della Sede di Cagliari, di Giaime Serra, di Gavino Tola preti della detta Città di Cagliari, del Nobile Don Antonio Ram, Antioco Melly Cau, Antioco Figus e di Giovanni Antonio Serra Cittadini della detta e presente Città, del Sacrista Giovanni Antonio Pissano, del Sacrista Nicola Scarxoni pure di detta e presente Città, e di Pietro Martis pure nativo di Stampace altra periferia della detta Città di Cagliari, è stata estratta la Santa Reliquia e capo del corpo del bene avventurato Sant'Antioco Martire Sulcitano dalla cassa coperta di velluto cremisi che è dentro detta sacristia costruita e situata, dentro la quale sono riposte e raccolte le altre Sante Reliquie del detto Glorioso Santo, e detta Santa Reliquia e capo, in presenza di me notaio sottoscritto e dei sunnominati testimoni, è stata deposta dentro l'urna e castone d'argento che dalle mani di Maestro Sisinio Barray, Maestro Francesco Barray e di Maestro Antioco Grech, argentieri nativi di Villanova periferia della detta Città di Cagliari, è stata fatta, costruita e lavorata per il fine di deporvi, come effettivamente e come si è detto, si è deposta la Santa Reliquia, allo scopo che d'ora in avanti ogni anno si possa in perpetuo trasportare, nei giorni e nei tempi in cui si suole celebrare la festa e devozione del detto Glorioso Santo, nella sua Santa Chiesa sulcitana, perché sia adorata, riverita e venerata con tutto il decoro che si deve da tutta la gente e devoti che da tutto il presente regno e da fuori accorre. E in fede di queste cose e perché lestesse risultino a perpetua memoria, i detti Nobile Capitano e Magnifici Consiglieri hanno incaricato me, notaio sottoscritto, di ricevere e stendere il presente atto.

Segno tabellionale di Giovanni Pias, notaio pubblico per l'autorità Apostolica e Regia in tutto il Regno di Sardegna, nonché Segretario della casa consiliare della Città d'Iglesias, che per mandato dei predetti Nobile Capitano e Magnifici Consiglieri intervenne e verbalizzà queste cose di proprio pugno.