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Premesse

La scorsa estate, per caso (come spesso accade), è cominciata questa storia. Gli amici Paolo e Stefano mi consigliarono la lettura di un libro scritto da “Marianello Marianelli professore-scrittore pisano che più di mezzo secolo prima era stato destinato alla guerra di Sardegna e alla solitudine in Sant’Antioco.

Negli scritti alla figlia, dipinti nella geografia composita dell’isola, prendevano forma i nostri luoghi e i toponimi così familiari (Capo Sperone, Grotta Canargius, Sa Perda de S’Omini, il Porto, via Castello) resi finalmente autentici da una straordinaria forza lirica. Il viaggio delle concordanze è proseguito per Pisa, verso Piazza dei Cavalieri e la Scuola Normale Superiore (si teneva una riunione di aggiornamento organizzata dal Centro di Ricerche Informatiche per i Beni Culturali su un sofware per il riordino degli archivi storici). Il treno è la più meravigliosa delle sinapsi: affioravano prepotenti passate letture.

Ricordavo Emanuele Severino e la sua domanda:- Perché rimpiangiamo il passato? Da millenni siamo abituati a questa risposta: Perché l’abbiamo perduto! Si è annientato, non può più ritornare! Eppure, noi possiamo rimpiangerlo, perché ancora riusciamo a vederlo e a scorgerne i più sottili dettagli, dunque perché è ancora qui presente. La memoria lo trattiene, non lo abbandona al nulla: Perduto e conservato, annientato e salvato dal niente: il rimpianto si rivolge a un enigma. Che cosa è perduto del passato? che cosa rimane? In genere si pensa che perduto è ciò che più conta: rimangono solo immagini, sogni, barlumi, fuochi fatui.

Ma c’è anche chi batte altre strade. Ponendosi alla ricerca del tempo perduto, Proust, giunge infine a ritrovarlo. Anzi, è il passato stesso che ritorna a lui, inaspettato e irresistibile, al di là di ogni sforzo ed esercizio intenzionale della memoria oltre ogni volontà di servirsi della chiarificazione del passato per manovrare e dominare il presente. Di più: non si tratta semplicemente del ritorno del passato, ma della “gioia veramente pura” che accompagna tale ritorno, a sua volta improvvisa, rara, stupefacente, preziosa. Ancora: il passato ritorna quando, tra gli infiniti eventi del presente, ne accadono alcuni che, pur trovandosi in contesti del tutto diversi, hanno qualcosa di identico a uno o più tratti del passato che ritorna.

Nel gruppo di pagine teoriche probabilmente più importante di tutta la Recherche, si trova il passo, sotto riportato, che ora è opportuno rileggere:” Così, ero ormai giunto a questa conclusione: che non siamo affatto liberi di fronte all’opera d’arte, che non la componiamo a nostro piacimento, ma che, preesistente a noi, dobbiamo, dacchè è a un tempo necessaria e nascosta, e come faremmo per una legge della natura, scoprirla”.

E questa “scoperta”, che l’arte ci consente di fare, illumina ciò che è “più prezioso, e che di solito ci resta per sempre ignoto: la nostra vera vita”, “la realtà quale l’abbiamo sentita e che differisce totalmente da quel che crediamo” da colmarci di felicità “allorchè il caso ce ne reca il ricordo vero” (Il tempo ritrovato, trad. it. Einaudi, p. 217).

Ecco quindi il diario di Marianelli.

23 Gennaio, Sant’Antioco: “Nessuno così, oggi, si è accorto, quando sono sceso dal viottolo del castello cartaginese, che tu eri con me fra le siepi verde pallido di fichi d’India, verso lo stagno. Ti tenevo issata sulle spalle a guardare di là dal muretto di sassi l’orto e l’asinello che girava bendato intorno alla noria... Ero lieto, risalendo al paese: era un frammento del giorno trascorso senza la compassione di nessuno, senza avere rubato, in quei momenti, neppure un riflesso di luce all’acqua morta dello stagno di santa Caterina.”    

La letteratura può essere un luogo fisico, un punto nella carta geografica dove a Gennaio soffia la tramontana luogo del “ricordo vero”.

E’ nato così il progetto di una mostra, realizzata come un percorso nel ricordo (e nel suo disordine) senza nostalgia. 

Il viaggio è tornato alle sue origini: le immagini e  i documenti che raccontano le piccole storie di un oscuro paese alla periferia del mondo, diventano universali, nel linguaggio della letteratura.    

A questo punto il lavoro poteva ritenersi concluso e pronto per essere restituito e condiviso.

In fondo, pensavo al nostro lavoro negli archivi, quando alla ricerca di un  precedente ordinamento, cerchiamo i segnali della fitta rete di vincoli che costituiscono l’architettura di un fondo archivistico (spesso ingarbugliato come gli estrosi, esili segni di sangue e di mare...). Forse il nostro tentativo di mettere ordine servirà a mantenere integro il disordine della memoria.

Un particolare ringraziamento ai creativi che hanno realizzato l’elaborato grafico del manifesto, Marta ed Emanuele.

Marco Massa

Copertina

Percorso Mostra

http://www.studio87.it/santantioco/it/immagini/category/55-mostra-marianelli.html