You are here Home Rassegna stampa Sant Antioco, l antica sagra religiosa diventa più vecchia di mezzo secolo
There are no translations available.

È la sagra più antica della Sardegna, quest’anno si festeggiava la quattrocentoottantasettesima edizione, ma le ricerche effettuate in altri archivi dimostrano che si può retrodatare la sagra almeno di 54 anni e quindi quella di quest’anno sarebbe la cinquecentoquarantunesima edizione.

Le ricerche sono state rese possibili dal progetto di valorizzazione del patrimonio storico-archivistico comunale finanziato con i fondi della legge regionale 26 che prevedeva la consultazione e l’estrapolazione di documenti presenti negli archivio di Stato di Torino e dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. La prima breve missione a Torino ha aperto scenari di ricerca straordinari. Su questo punto interviene l’autore della scoperta Marco Massa, presidente della cooperativa Studio 87, che gestisce l’Archivio Storico Comunale, che sul finire del 2005 è potuto andare, insieme all’assessore alla cultura di allora, Mariano Gala, a Torino per una ricerca negli archivi dell’Ordine Mauriziano e dell’Archivio di Stato di Torino. «Si sapeva che l’isola era appartenuta all’Ordine Mauriziano - dice Massa - e quindi ci aspettavamo che da questo viaggio di ricerca potessero derivare nuove scoperte relativamente al periodo di ripopolamento dell’isola ed anche alle vicissitudini precedenti e le aspettative non sono andate deluse». Il racconto di Massa è appassionante e apre nuove prospettive sulla storia dell’isola. La storia di Sant’Antioco e della sua isola è lunga e complicata e forse ancora tutta da scrivere. Lo stesso luogo del “martirio” del Santo Moro Sulcitano, si tratta di un ipogeo punico monocellulare che fa parte di un complesso catacombale di notevolissime dimensioni ancora in gran parte inesplorato, e il primo impianto di una delle cattedrali più antiche della Sardegna, che risale al V secolo, riservano sempre nuove sorprese che meritano maggiore conoscenza e valorizzazione. Il patrimonio storico documentario è ancora più sconosciuto. Fino ad oggi il documento più antico era un’Ordinazione Capitolare del 29 settembre 1520, è per questo che da qui comincia la datazione della festa, quest’anno la 487ª, che precisa disposizioni ai canonici e cappellani «che andranno a Sant’Antioco in aprile come in agosto, a celebrare gli uffici divini, partecipino delle distribuzioni come se si trovassero in sede». L’aspetto importante però è che se le prime testimonianze scritte attestanti l’esistenza della festa risalgono al 1520, questo non significa che la festa di Sant’Antioco cominciò a celebrarsi solo da quell’anno. Essa certamente si festeggiava, come scrive il Napoli, “ignorandosene il principio”, probabilmente dal momento in cui i primi fedeli, attirati dalla fama del Santo, cominciarono a visitare il luogo in cui egli morì e dove, poi, fu ritrovato il suo corpo. Ad attestare alcuni di questi eventi nell’Archivio dell’Ordine Mauriziano, ospitato nei locali del medesimo Ospedale, sono presenti diverse Memorie, alcune di molti atti degli Arcivescovi di Cagliari, e raccontano di concessioni e privilegi, giurisdizioni e preminenze, ecco alcuni passaggi significativi. «Tanto nella festa come fuori di essa - riporta uno di questi documenti - non potendosi dubitare che la Città di Sulcis in cui era la Chiesa Cattedrale fosse in dett’isola, e non in terra ferma come in oggi per schivare la forza di questa difficoltà si è di nuovo studiato non per vere asserzioni ma per semplici congetture di Geografi per altro male fundate, le quali non sono sufficienti ad offuscar la verità che risulta dalle vestigia e rovine della città e Castello, che ancora in dett’isola ravisano dalla costante e continuata tradizione e credenza di tutti i popoli del Regno e singolarmente da più vicini chiamati prima popoli Sulcitani e dall’Istorico Vico che costantemente lo afferma senza essere in ciò contraddetto da nessuno storico sardo, neppure dal suo antagonista il Padre Vidali, con aver questi fatto nella sua Critica un capitolo a parte degli abbagli che esso dice presi dal Vico circa i siti, e nomi delle città, e luoghi di quel Regno». In questa memoria sono citati due documenti importantissimi con cui «si procedette da Giuliano Vescovo Sulcitano ne raccordi da esso dati prima al re Gioanni d’Aragona nel 1466 e poscia al Re Ferdinando nel 1479... che li venisse confirmata ed approvata qualunque scrittura, carta, Prerogativa o Privilegio con diffonderlo e mantenerlo nel possesso di dette terre e possessioni tanto nel giorno della festa della Chiesa come alias ciò che gli fu concesso con Diploma dato in Compostella sotto li 13 giugno del medesimo anno 1466». Di questi due diplomi sono presenti le trascrizioni originali nell’Archivio di Stato di Torino. E la memoria continua con il seguente testo. «La celebre festa di S.Antiogo dove per solennizzarla vi accorre un gran numero di gente da più parti del Regni quali siano questi terreni e Prerogative voleva essere conservato il Vescovo non volle specificarlo, ne può comprendersi senza ricordare l’uso antico di permettere il Governo a chi in luoghi principalmente deserti celebra certe feste dove vi accorre gran gente con moltitudine di cavalli carri e vetture, e dove facilmente vi insorgono disordini, l’autorità di distribuire siti per l’alloggio delle genti e pascolo per gli animali, e di far in qualunque occorrenza giustizia durante quella festa...e di disponibilità di quei terreni dell’Isola e delle Grotte per alloggiare il Mondo che a quella festa accorre e per pascolarvi i Cavalli, e buoi con la vettura che a quella festa trovavansi». Dunque ora in Spagna, a Santiago di Compostela, dove nel 1466 già si parlava della festa di Sant’Antioco occorrerà trovare il documento originale ed eventualmente altre carte relative alla nostra festa.Carlo Floris

Fonte la Nuova Sardegna