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PDF  Print  E-mail  Sunday, 23 December 2007 01:00
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Dalla Regione un colpo basso alle associazioni culturali

L’ultima disposizione della Regione in materia di Beni culturali, del 11 dicembre scorso, assesta un colpo basso alle amministrazioni comunali e agli operatori del settore, dal momento che decide il taglio della copertura dei costi dal 90 al 70 per cento.

«È un colpo basso - dice Marco Massa, presidente della Coop Studio 87 che gestisce l’archivio storico comunale - Ad Incertezza si aggiunge incertezza, i comuni non hanno risorse per adeguarsi ad eventi di questo tipo soprattutto perché facevano conto sullo storico che era appunto al 90 per cento e a loro lasciava il 10 per cento da coprire invece del trenta che ora gli spetterebbe. È un avanzare a tentoni senza un indirizzo preciso».  Massa, che con la sua società si occupa di archivi in altri comuni della provincia e della Sardegna ricorda che le società che si occupano di beni culturali in Sardegna, musei, siti archeologici, librerie e archivi, sono “tra color che son sospesi” la legge di riordino del settore approvata nel settembre 2006 - aggiunge Massa - prevedeva la predisposizione di un Piano Regionale e contestuali piani provinciali per gestire tutto il patrimonio culturale dell’isola. Il piano regionale ancora manca. Per la provincia di Carbonia Iglesias la cosa è ancora più drammatica perché manca l’Assessore alla Cultura per una lite interna a Rifondazione Comunista. Non sappiamo nemmeno come sia gestita a livello provinciale e che ruolo abbia l’ex assessore visto che è ancora li. La sintesi: da due anni tutta la gestione del patrimonio culturale va di proroga in proroga senza nessuna chance di programmare limitandosi alla gestione dell’ordinaria amministrazione. Sono stati presentati decine di progetti in tutta la Sardegna secondo le disposizioni previste dalla legge nuova con la scadenza del 15 settembre 2006, da allora niente è dato sapere. Nel frattempo proroghe. In campo culturale presentare nuove proposte per migliorare la capacità promozionale e organizzativa è elemento fondamentale per promuovere al meglio lo straordinario patrimonio culturale che abbiamo, in un regime di incertezza tutto questo viene a cadere. La filosofia di gestione dei beni culturali cambia come cambiano gli approcci al territorio, territorio, si deve ricominciare da zero (se arriva un gestore di grandi dimensioni estraneo alle logiche locali), ad esempio nella gestione di aree archeologiche o siti ambientali. Nel caso della cultura la conoscenza del territorio è fondamentale.  Quegli operatori hanno acquisito le competenze e conoscenze in base ad una impostazione. Se si cambia gestione, e si punta ad esempio sul merchandising del sito oltre alla valorizzazione del patrimonio enogastronomico del territorio e non è detto che la stessa filosofia sia condivisa dai nuovi gestori». Carlo Floris

Fonte la Nuova Sardegna