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PDF  Print  E-mail  Sunday, 24 August 2008 01:00
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Gli antiochensi non rubarono le reliquie del Santo

Missione compiuta, un altro pezzo importante della storia della comunità antiochense ora fa parte del patrimonio dell’archivio storico comunale.

È stato il responsabile dell’archivio, Marco Massa, presidente della Coop Studio 87, che gestisce la struttura per conto dell’amministrazione, a portare a casa la copia della relazione sul ritrovamento delle ossa del Santo scritta dal vescovo Francisco d’Esquivel per il re Filippo III di Spagna il 22 marzo del 1615, quattro giorni dopo il rinvenimento delle ossa del Santo guaritore che si trovava nella biblioteca nazionale di Madrid. Massa è arrivato a rintracciare la sede del documento attraverso altre pubblicazioni e così, essendo un grande appassionato del patrimonio documentale della città, oltre che un tecnico, ha pensato di trascorrere le vacanze a Madrid per unire l’utile al dilettevole. «Questo è un documento molto importante - sottolinea Massa - perché offre il modo di accedere ad una testimonianza di prima mano sulle vicende che portarono al rinvenimento e all’apertura del sepolcro, con relativa lapide che ora si trova presso la cattedrale di Iglesias. Nella relazione (che è scritta in tre lingue, latino, catalano e castigliano) si dà conto anche dello stato delle catacombe all’epoca del ritrovamento. Per questa operazione intervennero nell’isola di Sant’Antioco le più alte autorità della chiesa sarda di allora, dall’arcivescovo di Cagliari ai responsabili della Compagnia di Gesù ai teologi. Fu in quella occasione che si decise di conservare le reliquie e la lapide con la scritta che identificava il sepolcro del Santo ad Iglesias con la promessa che quando il posto fosse ritornato sicuro dalle incursioni dei barbareschi le reliquie e la lapide sarebbero tornati al loro posto. Il tutto suggellato da un notaio». Così forse finalmente si porrà fine alla questione dell’appellativo di furasantus che gli antiochensi sopportano da quando decisero di riprendersi parte delle reliquie nel diciannovesimo secolo. È previsto infatti che dal prossimo anno la lapide ritorni nella basilica di Sant’Antioco, ovvero nel luogo naturale dove venne rinvenuta. «Credo che, nel quadro della valorizzazione della sagra del Santo - conclude Massa - bisognerebbe intraprendere una ricerca e l’acquisizione di tutta la documentazione che si trova sparsa in diversi archivi, dal Vaticano a Santiago di Compostela, passando per quello della Corona d’Aragona e di Spagna». Carlo F

Fonte la Nuova Sardegna