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PDF  Print  E-mail  Sunday, 25 January 2009 01:00
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Cultura, il nodo da sciogliere

Tra gli altri temi sui quali gli elettori cercano di capire gli orientamenti dei candidati vi è quello della cultura, di enorme importanza per una città con un ricco patrimonio archeologico e archivistico come la nostra.  «Credo che il senso generale della riforma del settore culturale - dice Marco Massa, presidente della Coop Studio 87 che gestisce l’archivio storico comunale - approvata negli scorsi anni dalla regione sia valida. Rimangono delle perplessità però sulle scelte concrete, su come le norme si tradurranno in atti operativi e sulle conseguenze per le società che operano in un settore molto delicato per tutta la Sardegna ed in particolare per la nostra città. Non vorremmo che, in base ad una idea di eccellenza si buttasse a mare quanto di buono si è realizzato in precedenza».  Massa chiarisce che senza dubbio diverse società del settore debbono migliorare i loro standard, la qualità e la professionalità degli addetti ma ci sono anche società che, nel corso degli anni, hanno presentato progetti validi, che hanno ottenuto anche riconoscimenti nazionali e si sono dimostrati capaci di ricadute importanti anche dal punto di vista occupazionale e della crescita culturale delle comunità di appartenenza. L’impostazione che attualmente deriverebbe dal progetto di riforma è che, il piano regionale per i beni culturali articolato nei differenti piani provinciali, veda poi dei bandi di gestione del settore, provincia per provincia. Questo significherebbe dare il via bandi di carattere europeo, poiché si tratta di cifre di molto superiori ai duecentomila euro. La conseguenza sarebbe che a gestire i siti archeologici, le biblioteche, gli archivi e tutti gli altri giacimenti culturali, vengano chiamate società già molto strutturate ed organizzate con il fortissimo rischio di vedere affidate all’esterno tutte queste gestioni e vedere andare a casa gli operatori che da tanto tempo lavorano nel settore.  «E’ chiaro - aggiunge Massa - che le capacità economiche e organizzative dei deicolossi del settore culturale sono al momento inarrivabili da parte delle tante società che operano in Sardegna. Neanche se ci consorziassimo tutti in una unica grande società riusciremmo ad operare con questo ordine di grandezza. Avevamo presentato la proposta che, sulla scorta di altre esperienze, si creassero delle società pubblico private, dove magari, trattandosi di ambiti provinciali, entrassero i comuni e le provincie insieme agli operatori esistenti aggregati nell’ambito territoriale di appartenenza. Questo può essere un modo per dar tempo alle società di strutturarsi in maniera adeguata ed allo stesso tempo di non disperdere il patrimonio di competenze acquisito». È necessario quindi che vengano valutati, con criteri rigorosi, i progetti già presentati, le esperienze positive che pure ci sono state, compito della regione è quello di scegliere fra le diverse esperienze realizzate e non di buttare a mare tutto il passato. Il rischio altrimenti è che non si impara mai, che si innestano ricette miracolistiche che vengono scelte dagli illuminati, ma sempre senza tener conto di quanto già esiste ed ha dato frutti nel corso del tempo. Carlo Floris

Fonte la Nuova Sardegna