Sei qui: Home Rassegna stampa Una legge per regolamentare le imprese culturali
PDF  Stampa  E-mail  Giovedì 11 Dicembre 2003 01:00

‹‹Per le imprese culturali è indispensabile una legge regionale che organizzi in modo serio i diversi ambiti culturali d’intervento›› dice Marco Massa, presidente della Cooperativa Studio 87 di Sant’Antioco che gestisce l’Archivio Storico Comunale ed ha vinto diverse gare d’appalto per il riordino e la catalogazione degli archivi dei comuni di San Giovanni Suergiu, Tratalias, Giba, Villamassargia, Musei.

Ad Austis ha visto approvare il progetto Archivio della Memoria, che comprende il riordino e la valorizzazione dell’Archivio Storico Comunale in previsione della creazione di un Centro di documentazione che comprende testimonianze della comunità ed altre fonti documentarie, come ad esempio i “Quinque libri” delle parrocchie, l’Archivio Diocesano, l’Archivio di Stato di Nuoro e quello di Cagliari. Un lavoro che intende procedere al recupero della memoria di tutta la comunità, anche i documenti privati potranno essere acquisiti. Il presidente della Coop Studio 87 lamenta che in Sardegna la legislazione non colga le differenze tra i diversi settori della cultura: ‹‹Occorrerebbe una legge in grado di recepire - dice Massa - la differenza tra beni librari e documentari e tra musei e aree archeologiche. Ora tutto si trova in un calderone squilibrato dalla parte dei secondi››. A parere di Massa la normativa attuale stabilisce contributi per la parte archeologica pari all’ottanta per cento dei costi di gestione, e bisogna considerare che queste strutture hanno il beneficio di un biglietto d’ingresso. Invece biblioteche e archivi storici, per i quali non è previsto, ed è bene che sia così, alcun biglietto, ricevono contributi in conto gestione pari al quaranta per cento dei costi effettivi. La questione fondamentale è che: ‹‹Lo sviluppo dell’isola passa attraverso una moltiplicazione di saperi e conoscenze che appartengono alle comunità - sostiene Massa - alla loro storia, alla loro identità specifica o è destinato ad abortire. Non ha prospettive. Il collante di un popolo non è dato solo dalla lingua - prosegue Massa - ma da tutti i saperi legati all’economia locale ed agli stili di vita, dalle coltivazioni alla cultura locale›› e subito tornano in mente gli effetti del fallimentare bilancio di un processo di industrializzazione forzato, del quale ci accingiamo ancora una volta a raccogliere i cocci, nelle diverse Aree Industriali della Sardegna.  ‹‹L’ottimismo nasce dalla consapevolezza della strada da seguire - conclude Massa - La cultura, inserita in questo ambito è uno strumento di sviluppo, anche e soprattutto economico››. Per questo, secondo il presidente della Studio 87 nel mercato globalizzato nel quale oggi ci troviamo ad agire, acquista maggior valore il riappropriarsi dell’identità dei sardi. (c.f.)

Fonte la Nuova Sardegna