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PDF  Stampa  E-mail  Domenica 12 Aprile 2009 01:00

In viaggio sui percorsi del patrono

Si realizzerà per la festa del 2009 un percorso guidato, iconografico e documentale che attesti l’importanza della celebrazione del culto di Sant’Antioco nel Sulcis Iglesiente e in tutta la Sardegna.

L’amministrazione comunale sta lavorando per una piena valorizzazione della festa del patrono che è anche il patrono della Diocesi e della Sardegna. In questo contesto sta prendendo corpo un progetto predisposto dal responsabile dell’archivio storico comunale, Marco Massa, direttore della coop Studio 87 che gestisce la struttura, per l’installazione di una serie di postazioni in cui immagini e documenti raccontino i luoghi ed i momenti più importanti della festa patronale più antica della Sardegna.  «L’ipotesi dalla quale siamo partiti - dice Massa - è quella di recuperare alla comunità, non solo quella cittadina ma quella della diocesi e dell’intera Sardegna, la documentazione attestante l’importanza storica e religiosa della sagra, in maniera anche che, agevolmente, tutti possano a mano a mano scorrere il percorso dell’antica processione. Vorremmo insomma portare un valore aggiunto all’importanza dei festeggiamenti religiosi».  Il percorso inizia dal sito denominato “Sa cruxi de si reliquiasa”, oggi nella Chiesa di Santa Maria Goretti, in cui avveniva lo scambio delle reliquie e del simulacro del santo tra la processione proveniente da Iglesias e quella che aveva origine a Sant’Antioco. Usanza interrotta dopo il 1851 o forse il 1852 quando avvenne il famoso episodio del “furto”, secondo gli iglesienti, della “riappropriazione” secondo gli antiochensi, delle reliquie in maniera definitiva da parte della comunità sulcitana.  Poi il percorso si snoderà lungo il tracciato della processione di un tempo, attraverso immagini fotografiche, documenti, e planimetrie a partire dal 1466 che attestano la storicità e l’importanza, per l’intera Sardegna della festa dedicata a Sant’Antioco Sulcitano. Ad esempio si trovano manoscritti del XVº e XVIº secolo, come quelli dell’Esquirro, che riporta l’arrivo di oltre trentaduemila persone nella festa del 1593. Una massa di pellegrini che a piedi, a cavallo, con le “traccas” o in barca raggiungevano la chiesa del santo taumaturgo.  Altro elemento peculiare è che il ballo, normalmente proibito nelle manifestazioni religiose, anche per la religiosità austera degli spagnoli, che non concepiva questa forma di esteriorità della fede e che invece vedeva i fedeli gareggiare in salti e danze proprio in onore del santo. Tutt’altro che trascurabile era la fiera commerciale, come oggi si tiene nella prima settimana di agosto ad Aullene, in Corsica, altro luogo di culto del santo, che si teneva nelle botteghe che attorniavano la basilica ed è attestata con documenti risalenti al XVIIº secolo. Erano i responsabili del Capitolo di Iglesias a chiedere al Vicerè lo sgravio fiscale sulle merci che si vendevano nel corso della festa.  Inosmma, si ha da anni l’idea di restituire a questa sagra il rilievo che merita, non solo dal punto di vista religioso ma anche civile. E forse stavolta si approda a qualche risultato. Non è lavoro che si possa fare solo con le polemiche, ma progettando un percorso, coinvolgendo altri soggetti, lavorando ogni anno perchè questo obiettivo venga raggiunto. Il santo può fare miracoli ma la comunità deve impegnarsi perché nessuno regalerà niente. - Carlo Floris

Fonte la Nuova Sardegna